Le costituzioni degli altri

  • Visioni
  • Letture
Informazioni dettagliate sulle visioni proposte sono disponibili su IMDb

  • “Ottobre” di Sergej Ejzenstejn, 1928
  • “Mister Smith va a Washington” di Frank Capra, 1939
  • “Tempesta su Washington” di Otto Preminger, 1962
  • “L’amaro sapore del potere” di Franklin J. Schaffner, 1964
  • “Un uomo per tutte le stagioni” di Fred Zinnemann, 1966
  • “La presa del potere di Luigi XIV” di Roberto Rossellini, 1966
  • “Le chagrin e la pitié” di Marcel Ophüls, 1969
  • “Cromwell – Nel suo pugno la forza di un popolo” di Ken Hughes, 1970
  • “Tutti gli uomini del Presidente” di Alan J. Pakula 1976
  • “Una giornata particolare” di Ettore Scola, 1977
  • “Danton” di Andrzej Wajda, 1982
  • “Il mondo nuovo” di Ettore Scola, 1982
  • “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci, 1987
  • “La notte delle matite spezzate” di Hector Olivera, 1988
  • “L’ultimo dei mohicani” di Michael Mann, 1992
  • “Repubblica Nostra” di Daniele Incalcaterra, 1995
  • “La seconda guerra civile americana” di Joe Dante, 1997
  • “Bulworth – Il senatore” di Warren Beatty, 1998
  • “Il patriota” di Roland Emmerich, 2000
  • “Bloody Sunday” di Paul Greengrass, 2002
  •  “Comandante” di Oliver Stone, 2003
  • “Good Bye, Lenin!” di Wolfgang Becker, 2003
  • “La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler” di Oliver Hirschbiegel, 2004
  • “Le passeggiate al Campo di Marte” di Robert Guédiguian, 2005
  • “Le vite degli altri” di Florian Henckel von Donnersmarck, 2006
  • “Il vento che accarezza l’erba” di Ken Loach, 2006
  • “The Queen” di Stephen Frears, 2006
  • “Destiny’s Bride” (Partition) di Vic Sarin, 2007
  • “La Commune (Paris, 1871)” di Peter Watkins, 2007
  • “Il giardino dei limoni” di Eran Riklis, 2008
  • “Water makes money” di Leslie Franke, Herdolor Lorenz, 2010
  • “Il discorso del re” di Tom Hooper, 2010
  • “The Iron Lady” di Phyllida Lloyd, 2011
  • “Laïcité, inch’Allah!” di Nadia El Fani, 2011
  • “Bulaq” di Fabio Lucchini e Davide Morandini, 2011
  • “Le Idi di marzo” di George Clooney, 2011
  • “Lincoln” di Steven Spielberg, 2012
  • “Treno di notte per Lisbona” di Bille August, 2013
  • “Broken City” di Allen Hughes, 2013
  • “Iranien” di Mehran Tamadon, 2014

Informazioni dettagliate sulle letture proposte sono disponibili su anobii

  • “The Federalist Papers” di Alexander Hamilton, John Jay, James Madison
  • “La democrazia in America” di Alexis de Tocqueville, 1835-1840
  • “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley, 1932
  • “Mondo piccolo. Don Camillo” di Giovannino Guareschi, 1948
  • “Le origini del totalitarismo” di Hannah Arendt, 1951
  • “Diario di Gusen” di Aldo Carpi, 1971
  • “L’onda” di Todd Strasser, 1981
  • “I sommersi e i salvati” di Primo Levi, 1986
  • “House of Cards” di M. Dobbs, 1989
  • “La Rosa Bianca” di Inge Scholl, 1993
  • “Cecità” di Josè Saramago, 1995
  • “Un giorno della mia vita. L’inferno del carcere e la tragedia dell’Irlanda in lotta” di Bobby Sands, 1996
  • “Pastorale americana” di Philip Roth, 1997
  • “Le rose di Atacama” di Luis Sepúlveda, 2000
  • “Diario russo” di Anna Politkovskaja, 2007
  • “Anatomia di un istante” di Javier Cercas, 2010
  • “L’ultima fortezza” di Bernard Cornwell, 2011
  • “Il meglio deve ancora venire – I discorsi del presidente dal primo al secondo mandato (2009-2013)” di Barack Obama, 2013
  • “Il volo. Le rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos” di Horacio Verbitsky, 2014
  • “L’ Europa di domani. Un progetto per gli Stati Uniti d’Europa” di Ernesto Rossi, 2014

1. ­Presentazione. L’esperienza costituzionale italiana può essere meglio compresa se confrontata con le caratteristiche e le peculiarità dei sistemi istituzionali di altri Paesi. Differenze e similitudini in relazione alle “costituzioni degli altri” possono essere principalmente evidenziate con riferimento a tre criteri di “macro” classificazione: la forma di stato, la forma di governo ed il tipo di stato.
Gli stessi criteri possono rivelarsi altrettanto utili per comparare i sistemi contemporanei con i modelli costituzionali del passato, modelli che in molte circostanze hanno ispirato le costituzioni vigenti ma che, in altrettanti casi, sono stati considerati degli esempi dai quali discostarsi, essendo imperniati su forme di concentrazione del potere e/o di compressione dei diritti che oggi, quantomeno nelle c.d. “democrazie liberali”, non sarebbero più tollerabili.

2. La forma di Stato. In linea generale, lo Stato è l’insieme delle istituzioni pubbliche che esercitano il potere di governare la popolazione che vive su un determinato territorio. Lo Stato si compone allora di tre elementi fondamentali: il potere di governare (o sovranità), la popolazione (composta dai cittadini), il territorio.
La classificazione delle forme di stato ci consente di distinguere le diverse esperienze costituzionali prendendo in considerazione le differenti articolazioni dei rapporti che di volta in volta si registrano – o si sono registrati – fra sovranità e popolazione (in altri termini: fra governanti e governati, fra autorità e libertà).
Le modalità di riconoscimento e di tutela dei diritti rappresentano pertanto il “cuore” della distinzione tra le diverse forme di Stato.
Convenzionalmente si ritiene che lo Stato moderno sia nato con la Pace di Vestfalia del 1648 (acquisizione della sovranità esterna) e con la Rivoluzione francese (acquisizione della sovranità interna, 1789-1799). Esso ha conosciuto una serie di successive trasformazioni. In prospettiva storica possiamo distinguere più forme di Stato: Stato assoluto (precedente alla Rivoluzione francese e all’avvento del costituzionalismo), Stato liberale ottocentesco, Stato totalitario e dittatoriale, Stato democratico-costituzionale.
Lo stesso criterio di classificazione può essere altrettanto utile per distinguere, nel panorama attuale, le democrazie c.d. “mature” da quelle “imperfette” o “di facciata” o, ancora, dallo stato autoritario (caratterizzato da pesanti forme di concentrazione del potere) o dai totalitarismi contemporanei.

3. La forma di governo. La classificazione delle forme di governo consente di distinguere le diverse esperienze costituzionali prendendo in considerazione le differenti articolazioni dei rapporti che si registrano fra gli organi di vertice (fra i “rami alti”) del sistema, vale a dire fra le più importanti istituzioni pubbliche centrali.
Più in particolare, i “poteri” affidati dalle costituzioni agli organi di vertice (capi dello Stato, governi e parlamenti) e i rapporti che all’interno di ciascun ordinamento fra questi organi si instaurano danno vita a differenti forme di governo.
Con riguardo alle esperienze costituzionali contemporanee possono essere “isolate” quattro forme di governo tipiche: parlamentare (come in Italia, nel Regno Unito, in Germania o Spagna), presidenziale (come negli Stati Uniti), semi-presidenziale (come in Francia) o direttoriale (così la Svizzera). Su ciascuna delle quattro tipologie si possono poi innestare specifici meccanismi e correttivi (per esempio, differenti sistemi elettorali), il che consente, nella pratica, di distinguere più varianti per ciascuna delle forme di governo elencate.

4. Il tipo di Stato. La classificazione dei tipi di Stato consente di differenziare le diverse esperienze costituzionali prendendo in considerazione i rapporti che intercorrono fra istituzioni pubbliche centrali e locali. Si tratta, in altri termini, di uno strumento di classificazione utile a descrivere quale sia il modello di distribuzione territoriale del potere adottato nel singolo sistema costituzionale.
Il tipo di stato descrive e distingue, quindi, i rapporti fra il “centro” (o i “centri”) e la “periferia” del sistema costituzionale e il modo in cui la sovranità è distribuita sul territorio.
In base alla classificazione dei tipi di stato si possono distinguere ordinamenti accentrati o decentrati.
Negli ordinamenti accentrati sono previsti organi e uffici “periferici”, che tuttavia rappresentano delle semplici articolazioni e proiezioni del potere centrale (nazionale), indispensabili per garantire l’erogazione dei servizi, la distribuzione delle risorse ed il controllo del territorio.
Negli ordinamenti decentrati invece, oltre alle emanazioni periferiche del potere centrale, sono presenti organi eletti dal corpo elettorale del territorio, con l’obiettivo di curare esigenze ed interessi del territorio stesso.
Gli Stati a carattere decentrato possono a loro volta essere di tipo federale (Stati composti da Stati, come per esempio la federazione degli Stati Uniti, la Germania o la Svizzera) o di tipo regionale (Stati composti da regioni, come per esempio l’Italia o la Spagna).