Uguaglianza

  • Visioni
  • Letture

Informazioni dettagliate sulle visioni proposte sono disponibili su IMDb

  • “Il colore viola” di Steven Spielberg, 1985
  • “Pomodori verdi fritti (alla fermata del treno)” di Jon Avnet, 1991
  • “Thelma & Louise” di Ridley Scott, 1991
  • “Piovono pietre” di Ken Loach, 1993
  • “American History X” di Tony Kaye, 1999
  • “L’uomo bicentenario” di Chris Columbus, 1999
  • “Machuca” di Andrés Wood, 2004
  • “Checosamanca” di Alice Rohrwacher, Andrea D’Ambrosio, Andrea Segre, Chiara Bellosi, Enrico Cerasuolo, Francesco Cressati, Marco Berrini, Martina Parenti, Nicola Zucchi, Sergio Fergnachino, 2006
  • “Racconti da Stoccolma” di Anders Nilsson, 2006
  • “Offside” di Jafar Panahi, 2006
  • “La zona” di Rodrigo Plà, 2007
  • “Signorina Effe” di Wilma Labate, 2007
  • “Freedom Writers” di Richard LaGravenese, 2007
  • “Si può fare” di Giulio Manfredonia, 2008
  • “Donne senza uomini” di Shirin Neshat, Shoja Azari, 2009
  • “Il sangue verde” di Andrea Segre, 2010
  • “12 anni schiavo” di Steve McQueen, 2013
  • “Inequality for all” di Jacob Kornbluth, 2013
  • “Suffragette” di Sarah Gavron, 2015
  • “Mustang” di Deniz Gamze Ergüven, 2015
  • “Vergine giurata” di Laura Bispuri, 2015
  • “Nahid” di Ida Panahandeh, 2015

Informazioni dettagliate sulle letture proposte sono disponibili su anobii

  • “Origini della disuguaglianza” di Jean-Jacques Rousseau, 1755
  • “Casa di bambola” di Henrik Ibsen, 1879
  • “La fattoria degli animali” di George Orwell, 1945
  • “Ragazzo negro” di Richard Wright, 1945
  • “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti, 1973
  • Racconto “L’uomo bicentenario” in Antologia del bicentenario di Isaac Asimov, 1976
  • Racconto “Il ladro” in L’ultima lacrima di Stefano Benni, 1994
  • “Gente del Wyoming (Brokeback Mountain)” di Annie Proulx, 1998
  • “Quasi uguali. Storie di immigrazione” di Francesco De Filippo, 2009
  • “Il diritto di avere diritti” di Stefano Rodotà, 2012
  • “Chi ha e chi non ha. Storie di disuguaglianze” di Branko Milanovic, 2012
  • “Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro” di Joseph Stiglitz, 2014
  • “Il primo voto. Elettrici ed elette” di Patrizia Gabrielli, 2016

1. Presentazione. Il principio di uguaglianza sancisce che tutti gli esseri umani hanno pari dignità (non esistono superiori e inferiori): nessuno deve godere di privilegi, nessuno deve essere oggetto di discriminazioni. Questo non significa che tutti debbano essere sempre trattati nello stesso modo: vanno trattati in modo uguale coloro che si trovano in uguali condizioni; vanno trattati in modo diverso coloro che si trovano in diverse condizioni.

2. Uguaglianza in senso formale. In senso formale, il principio di uguaglianza impone di non fare distinzioni tra le persone. È quanto prevede l’articolo 3, comma 1, della Costituzione italiana, per il quale occorre considerare le persone in astratto e non fare distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Vuol dire che una legge non può trattare meglio o peggio una persona perché è uomo o donna, perché è europeo o africano, perché parla italiano o un’altra lingua, perché professa la religione cattolica o un’altra, perché ha idee politiche di destra o di sinistra, perché è ricco o povero, sano o malato, colto o ignorante, giovane o vecchio, ecc. L’unica cosa che conta è che si tratta di persone, e le persone van trattate tutte nello stesso modo.

3. Uguaglianza in senso sostanziale. In senso sostanziale, il principio di uguaglianza impone di fare distinzioni tra le persone. È quanto prevede l’articolo 3, comma 2, della Costituzione italiana, per il quale occorre considerare le persone in concreto e intervenire non in modo uguale per tutti, ma con provvedimenti a favore di coloro che versano in condizioni economiche e sociali svantaggiate. Vuol dire che una legge può prevedere borse di studio solo per gli studenti poveri, escludendo quelli ricchi, o l’esenzione dal pagamento dei ticket sanitari solo per i malati cronici, escludendo i malati “occasionali”. L’idea è che, per poter trattare, sul piano astratto, in modo uguale tutte le persone (uguaglianza in senso formale), prima occorre renderle, sul piano concreto, almeno tendenzialmente uguali. Trattare in modo uguale persone che si trovano in condizioni diverse significherebbe, infatti, consolidare, anziché rimuovere, la loro situazione di diversità (l’opposto di quel che richiede l’uguaglianza).